Comunità Plone Italiana: Rinascimento prossimo venturo

4 novembre 2009

Budapest è stata un’esperienza indimenticabile!

Peccato per chi non c’era. 😦

Come sempre, tra le cose che rendono per me indimenticabile un tale evento c’è stata l’opportunità di incontrare moltissimi appassionati con cui condividere idee ed esperienze in modo divertente e non limitato all’ambito tecnico.

Durante il terzo giorno di Conference abbiamo sperimentato un nuovo modo di condividere i propri interessi, completamente aperto, in cui ciascuno poteva proporre i propri argomenti e discuterli con chiunque fosse interessato.

Io ho suggerito il mio: “facciamo il punto sulla comunità Plone italiana”.


Chiaramente, prima di arrivare a proporlo con convinzione, ho avuto occasione di parlare con molte persone. In primo luogo con i miei datori di lavoro, che hanno agevolato il mio
intento, per quanto non propriamente e direttamente utile alla nostra azienda: grazie. 🙂

Tra gli altri con cui ho discusso l’attuale situazione ci sono Giorgio, Vito, Alessandro, Simone, Silvio, Massimo, Massimiliano, Roberto, Nello, Max, Enzo, Andreas, etc. etc. e in tutti ho trovato voglia di approfondire la cosa.

Registro con piacere anche la positiva disponibilità di Francesco Ciriaci, che attualmente ospita il portale Plone Italia sui propri server, nell’agevolare le attività di rinnovamento già operate e che seguiranno, col massimo spirito collaborativo. 🙂

Veniamo al dunque. Negli ultimi mesi ho ricominciato a seguire con attenzione le (non) attività della comunità italiana su plone.it, registrando da spettatore che, a mesi di distanza dall’annuncio della Conference di Budapest, nessuno dei gestori dei contenuti di plone.it aveva avuto il buon senso di presentare la notizia alla platea italiana.

Per chi si chiedesse perchè non l’abbia fatto io, per anni ho tenuto la linea di non partecipare a zope.it (e quindi a plone.it), in quanto non ho mai condiviso la necessità di implementare una associazione Zope italiana per tutelare i diritti e doveri di non ho mai capito chi.

Come diceva il tale: “cui prodest?”

Di fatto alcune questioni mi hanno spinto a cercare le opinioni di altri, e Budapest mi sembrava il momento ideale:

  1. la Comunità Plone è una, esiste, ed è quella che si riconosce in plone.org e nella Fondazione Plone. Non c’è nessuna necessità di avere un’associazione di utenti Plone italiana che sia supplente di quella internazionale.
  2. In Italia (come in molti paesi non anglofoni) un discreto numero di persone trovano nella lingua inglese una barriera all’adozione di Plone e al seguire le attività della comunità internazionale. Da questo la necessità di vivacizzare una comunità di utenti nazionale che sia capace di trasmettere nel modo più efficace possibile quanto avviene a livello mondiale.
  3. Chi ora si trovava a incrociare su plone.it assetato di informazioni aveva la chiara senzazione di un canale silenzioso, con pochissime notizie interessanti e documenti fermi a svariati mesi prima (l’ultima modifica della pagina “eventi” risale a prima della Conference di Washington del 2008 O_o). Tutto ciò a fronte di notizie fresche e aggiornate reperibili sui portali di aziende e singoli con apparentemente nessun interesse a contribuire all’attuale plone.it. In che modo questo potrebbe essere considerato utile alla comunità di utenti italiana?
  4. Esiste qualcosa che possa essere definito una comunità di utenti Plone in Italia? avevo molta voglia (e ancora ce l’ho) di capire quale è la risposta a questa domanda.. a Budapest abbiamo iniziato a rispondere!
  5. Negli ultimi mesi è stato evidente come alcune comunità locali siano state capaci di esprimersi in modo molto efficace, senza sovrapporsi alle funzioni della comunità Plone internazionale: in Germania, dove ho avuto molte conferme della presenza di una comunità di utenti forte ed attiva; in Olanda, dove Jean Paul Ladage di Zest ispira e motiva un folto gruppo di aziende che hanno trovato il modo di sopperire alla evidente mancanza di una comunità di utenti; in Argentina e Brasile, dove le comunità di utenti sono forti e ispiratrici (il World Plone Day e il gruppo “evangelists” di Plone hanno forti radici in quelle aree). Possibile che l’area italiana, capace di esprimere 35 registrazioni alla Conference di Budapest, sia sguarnita di una comunità di utenti a tale livello??

Altri e ulteriori elementi stanno alla base del mio desiderio di fare il punto, ma quelli elencati dovrebbero essere sufficienti a far capire le motivazioni che mi hanno ispirato.

Le mie idee, in sintesi:

  • ammesso che esista una vera comunità italiana specchio delle dinamiche che caratterizzano quella internazionale, cerchiamo di farla emergere.
  • la comunità italiana non deve duplicare quella internazionale: da sempre, chiunque lo voglia può contribuire come può allo sviluppo di Plone, a tutti i livelli, senza passare da una comunità di utenti nazionale.
  • molti utenti italiani della prima ora cercano di farsi un’idea di cosa sia Plone identificando altri utenti Plone locali. La licenza aperta del software favorisce tale meccanismo, e non si capisce perchè plone.it non debba agevolare una tale possibilità permettendo a chiunque ne abbia voglia di farsi conoscere e di dire la propria senza barriere a priori, secondo le modalità che caratterizzano la comunità Plone internazionale.
  • Le aziende, nel sistema attuale, hanno tolto l’ossigeno alla comunità di utenti Plone italiani, piuttosto che fornirglielo. Facciamo in modo che i business aziendali si sviluppino su altri piani, e non su quello intrinsecamente comunitario, per quanto possibile.

Alcune indicazioni che adotterei:

  • cerchiamo di rendere sempre più visibile Plone in Italia, usando tutti i mezzi possibili a disposizione (twitter, blog, facebook, linkedin, il portale plone.it), in modo aperto e convinto
  • riduciamo le regole al minimo indispensabile, definendole solo a fronte di buon senso, e in base a situazioni di reale necessità
  • ciascuno contribuisca secondo le proprie possibilità: le aziende Plone, i consulenti indipendenti, i plonisti che lavorano in contesti dove Plone non viene messo al centro della propria attività, gli utenti finali appassionati di Plone, chiunque sia interessato a parlare di Plone in modo costruttivo con la finalità della sua diffusione ed adozione
  • tutti quelli che non entrano attivamente e fattivamente in questo processo, evitino di gettare discredito gratuito su chi preferisce fare, anche per loro
  • facciamo in base alle nostre possibilità reali, privilegiando i mezzi e i modi più economici ed efficaci: cerchiamo di costruire una comunità forte e rispettata, ma nel frattempo non disperdiamo le poche energie alla ricerca di obiettivi troppo ambiziosi.
  • lasciamo a un futuro incontro nazionale la definizione di obiettivi più ambiziosi di quelli raggiungibili nell’immediato, dopo aver valutato l’effettiva esistenza di persone di buona volontà interessate a lavorare in modo collaborativo a questo progetto.

Una nota finale indirizzata alle aziende plone italiane.

A Budapest Jean Paul Ladage, che da tre anni guida la comunità di aziende Plone in Olanda, ci ha dedicato una buona ora nel raccontare il caso olandese. Jean Paul ha sottolineato come in Olanda una comunità di utenti Plone non esistesse, e probabilmente non esiste ancora. Ciò che hanno cercato di fare, piuttosto, è di consorziarsi tra aziende per portare tutti insieme Plone sul mercato, presenziando alle fiere, organizzando Plone User Day, finanziando la produzione di brochure.

Alle nostre domande su come siano riusciti in un tale intento Jean Paul ha risposto “con la buona volontà di tutti“, finanziando tutti insieme la fase di marketing per far crescere la torta e concentrarsi sulla competizione verso chi non adotta Plone come strumento. Ha anche dichiarato che ogni azienda gestisce quindi in modo autonomo le richieste che riceve, senza dover rispondere agli altri: è il mercato che giudica la qualità e la bontà di ogni offerta.

Infine Jean Paul ha confermato la diversità del caso italiano, di cui abbiamo poi parlato insieme agli altri italiani presenti, confermando che in olanda sono aperti al contributo di tutti, ma per ora solo le aziende Plone sono attive in quello che in realtà sarebbe più corretto definire un consorzio.

Jean Paul è stato piuttosto d’accordo nel condividere l’idea che una comunità di utenti Plone è qualcosa di sostanzialmente diverso da un consorzio di aziende, e ci ha salutato chiedendo di tenerlo aggiornato sull’andamento della nostra realtà locale.

Detto ciò confermo il mio intento di cercare di riorganizzare una comunità di utenti nazionale, come pure la mia richiesta che siano altri indipendenti a tutelare le attività che caratterizzeranno il “Rinascimento” prossimo venturo della comunità Plone italiana.

Evviva Plone, Evviva i Plonisti! 😀

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